Come l’epidemia ha cambiato il fluire delle cose.

Siamo a febbraio è da novembre che ci stiamo preparando per affrontare la primavera e l’estate sulle strade, nelle piazze e nei parchi del nostro territorio. Ci chiamiamo Strade, si proprio come quegli 80 milioni di km di strade che puoi trovare nel mondo, per questo siamo nati, per vivere questi spazi vicini e lontani, strade asfaltate e strade sterrate, polvere e traffico… per cosa? Per incrociare persone, per stimolare le creatività, per portare gratuitamente attività educative e creative in quelle zone periferiche, ai margini, spesso dimenticate…senza chiedere nulla ma solo poterci essere.

Ci siamo abituati a vedere questi spazi frequentati e vissuti da chi li conosce da anni, panchine che diventano punti di riferimento, angoli nascosti dove nascono i primi amori, scivoli che hanno vissuto generazioni e anziani che si raccontano i fatti del giorno. In ogni luogo dove siamo stati abbiamo visto come questi spazi diventano naturalmente punti di aggregazione e di dialogo, spazi per non sentirsi soli.

Per questo il nostro lavoro è continuare a renderli tali anche nei momenti più difficili.

Nel periodo antecedente all’ordinanza che chiedeva di rimanere in casa, ci siamo spostati con le nostre carovane creative sul territorio ferrarese e bolognese, i nostri occhi si posavano su questi luoghi prima vissuti che diventavano sempre più vuoti, disabitati, il timore stava nascendo e stava allontanando le persone tra loro e dagli spazi che vivevano.

Nell’epoca del mondo digitale vivere gli spazi all’esterno delle proprie case, trascorrere momenti di scambio e aggregazione spontanea all’aria aperta sono veramente una boccata d’aria fresca, un patrimonio che va tutelato e protetto, per questo come STRADE ci dedichiamo ogni giorno per non farlo scomparire.

L’arrivo dell’epidemia ha fermato però tutti noi, ci ha rinchiusi giustamente nelle nostre case per proteggerci e proteggere, dobbiamo restare ad 1 mt di distanza, niente abbracci, niente baci… inconsciamente ci rende timorosi verso l’altro.

Ci si schiva, ci si saluta da lontano e spesso si ha paura… una paura però che rischia di durare nel tempo, una paura che al termine di questo periodo dovrà essere curata proprio come il virus.

“…La paura è spesso accompagnata da una reazione organica che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza… disponendolo all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga. Nelle paure c’è quindi la sensazione che qualcosa minacci la nostra esistenza o la nostra integrità biologica…, qualcosa di brutto accadrà a noi o agli altri, pertanto spinge il soggetto ad allontanare l’oggetto della paura o al contrario fuggire da questo per evitare il danno che potrebbe procurarci.” (fonte wikipedia)

Proprio così allontanare l’altro, fuggire, evitare …per non arrivare a questo dobbiamo essere consapevoli che ogni epidemia ha il suo decorso e quando passerà, perchè passerà, non dobbiamo dimenticarci dell’altro. Non dobbiamo dimenticarci di quelle panchine, di quegli scivoli, dei primi amori e delle chiacchierate sui fatti del giorno… non dimentichiamoci di ritornare a vivere quegli spazi, quei luoghi e le persone che abbiamo incontrato, ricordiamoci di ritornare nelle piazze, nei parchi, sulle strade che fanno parte della nostra vita.

Noi appena possibile ritorneremo e con voi cuciremo questi fili che si sono spezzati, riempiremo i vuoti che si sono creati, allontaneremo le paure che ci hanno abitato, perché questa epidemia non ci deve allontanare ma unire. Deve essere solo una parentesi, che ha lasciato sicuramente un segno, ma che non deve fermarci, anzi deve farci percorrere ancora più Strade.